Ha senso oggi parlare di Africa in un Festival della Letteratura?

Ha senso oggi parlare di Africa in un Festival della Letteratura?

La risposta è sì. Anticipo qui la mia introduzione al libro sull’Africa realizzato dal Festival della Letteratura di Budrio

Credo sia giusto pubblicarlo ora, anche per segnare in modo netto la mia distanza dal sindaco di Budrio e dalla maggioranza che lo sostiene: una compagine che si autodefinisce civica ma che su questi temi esprime le posizioni dell’estrema destra italiana, oggi incarnata da Matteo Salvini.
Un pensiero commosso e affettuoso a quella parte di sinistra e di estrema sinistra che nel 2017 pensava che qualsiasi cosa – eccetto Pierini e il centrosinistra – andasse bene. Ecco qua, ora siete serviti, ma non dite che non vi era stato detto. Del resto, è un vecchio insegnamento: “chi dice di non essere né di sinistra né di destra, di solito è di destra”.

Tra 80 anni, nel 2100, il 40% della popolazione mondiale sarà africana. È sufficiente per immaginare cosa abbiamo di fronte e per incominciare a prepararci al futuro.
Ecco, quindi, il merito e l’importanza di parlare di migrazioni, cooperazione e accoglienza in un Festival della Letteratura, nel convulso periodo storico che stiamo vivendo.

Scegliere l’Africa come tema e come punto di vista è coraggioso e utile, contro e oltre la narrazione dominante, quella a supporto dei nazionalismi e dei sovranismi che si stanno affermando in Europa e nel mondo. Una narrazione pericolosa, disattenta e superficiale: si semplifica tutto, si alzano muri (anche culturali), si chiudono gli occhi di fronte a un continente pieno di complessità, diversità e contraddizioni, in cui molte delle sofferenze e delle storture sono dovute a secoli di colonialismo e imperialismo, nelle diverse forme con cui si sono concretizzati fino ai giorni nostri.

Credo che tra qualche anno o decennio chi ha governato e amministrato in questo tempo – caratterizzato da migrazioni epocali – sarà giudicato dalla storia sulla base di valori di giustizia e umanità. Rivendico con orgoglio di essere stato, da amministratore pubblico, dalla parte di chi salva le vite in mezzo al mare invece di lasciar morire uomini, donne e bambini, dalla parte di chi accoglie invece di respingere, dalla parte di chi cerca di capire invece di fomentare odio e paure come strumenti di consenso politico. Insomma, quella che sarà giudicata la parte giusta della storia.

Conoscere l’Africa, dunque, per conoscere meglio noi stessi, per restare umani di fronte alle tragedie, per essere solidali e responsabili.

Sono temi enormi, più grandi di una piccola comunità come la nostra, più grandi anche di un Paese come l’Italia; temi che solo un’Europa unita e consapevole può affrontare con efficacia, cambiando profondamente le relazioni internazionali e le priorità di politica economica. Proprio per questo non si può restare a guardare e ognuno deve fare la sua parte. Nel nostro piccolo lo abbiamo e lo stiamo facendo, insieme alla rete associativa e di volontariato e grazie agli organizzatori del Festival della Letteratura di Budrio che ancora una volta vanno ringraziati per l’impegno e la qualità dell’iniziativa.