Agribu, la patata e le iniziative impossibili

Agribu, la patata e le iniziative impossibili

Su Agribù, una delle manifestazioni storiche del nostro paese, sulle iniziative promosse durante la kermesse dell’autunno budriese e sull’assenza dell’unico relatore. 

DUE PREMESSE

La prima: Agribu e Primaveranda sono due bei contenitori pieni di cose: meteo permettendo, le persone partecipano. Forse il circuito ristretto in cui vengono pensate e programmate non ha aiutato (e non aiuterà) al loro rilancio e rinnovamento. Le novità più belle di questi anni a Budrio in fatto di manifestazioni “di piazza” sono costate poco o niente: ciò che è stato premiato sono le idee e le relazioni. Per esempio, perdere due manifestazioni organizzate da un gruppo di giovani budriesi non è stato un passo avanti, anzi.

La seconda, a scanso di equivoci: il lavoro dei volontari non si mette mai in discussione. I volontari si ringraziano e basta.

SVOLGIMENTO

Ho sorriso leggendo il programma di Agribu alla pagina di sabato 7 ottobre:

Piazza Antonio Da Budrio, spazio incontri. ORE 16:00. Il consigliere comunale con delega all’agricoltura Matteo Todeschini incontra i cittadini sul tema: I REALI PROBLEMI DELL’AGRICOLTURA PATATICOLA

C’era scritto proprio così, maiuscole comprese.

Da qui nascono alcuni interrogativi che mi tolgono il sonno. Comprendo il clima di ritrovata armonia: non l’avrei mai detto e me ne farò una ragione… Ma come nasce un’iniziativa così misera, senza identità né valenza istituzionale? Come nasce un incontro pubblico di approfondimento in cui l’unico interlocutore è un consigliere comunale del gruppo di maggioranza? Di chi è l’idea? L’hanno buttata lì per vedere l’effetto che fa? In ogni caso sembra uno scherzo poco riuscito al consigliere e se fossi in lui mi arrabbierei un po’.

E poi altri interrogativi. Siamo all’interno di Agribu, l’autunno agricolo budriese ed è giusto, anzi sacrosanto, parlare di temi e problemi agricoli… quelli REALI, si intende. Ma è questo il modo di farlo? Si voleva parlare di produttività dei terreni in relazione alla patata? Di risparmio idrico? Di nuove tecnologie? Del reddito delle imprese locali e della loro capacità di investire? Del prezzo della patata e della sua competitività nei mercati mondiali? Del rapporto tra produzione e distribuzione del prodotto? Delle prospettive del settore pataticolo dopo l’Expo di Milano e in vista dell’apertura a Bologna della Fabbrica Italiana Contadina (FICO)? Insomma, ci sarebbe un mondo da esplorare. E ci sarebbero fior di esperti e brillanti testimoni di esperienze innovative da invitare e ascoltare, rappresentanti istituzionali a cui chiedere conto di ciò che stanno (o non stanno) facendo… Invece niente di tutto questo.

Infine, al di là di quello che pensa Todeschini sul ruolo dei referenti istituzionali del mondo agricolo, chiedo se è questo il rispetto che l’Amministrazione riserva ai principali interlocutori del settore come le organizzazioni di categoria e le associazioni dei produttori.

Va be’ – direte voi – ma qui si sta voltando pagina!

Certo, è così. E lo si fa escludendo i protagonisti e gli esperti del settore, sostanzialmente producendo un brutto spettacolo.

EPILOGO

Vi starete chiedendo com’è andato l’incontro…

Un piccolo numero di persone si era radunato in piazza Antonio, ignorando che l’iniziativa non si sarebbe tenuta: l’unico relatore era ammalato.