Budrio fa scuola

La scuola è il fondamento di una società libera e consapevole.
È lì che si forma il cittadino, con i suoi saperi e i suoi diritti.

Le politiche educative sono da sempre al centro delle scelte amministrative budriesi. A metà del XVI secolo a Budrio nacque, in forma semi-gratuita, una delle prime scuole pubbliche dell’area bolognese. Dopo l’Unità d’Italia il Comune decise di aprire luoghi di insegnamento per i bambini in tutte le frazioni, ma solo con le prime amministrazioni socialiste tra la fine dell’Ottocento e l’inizio del Novecento si investì veramente sulla scuola, costruendo nuovi e adeguati edifici e valorizzando pienamente il ruolo sociale e professionale degli insegnanti. È con queste scelte illuminate e solidali che si afferma una priorità poi sviluppata con l’arrivo della Repubblica dopo il 1946.

Oggi la scuola è centrale nelle politiche locali: più di un quarto dell’intero bilancio corrente del nostro comune è destinato, anno dopo anno, al servizio nido e a tutto il funzionamento degli edifici scolastici e dei servizi parascolastici.

Ecco perché, in una fase di gravi difficoltà dei bilanci, questi interventi sono quelli maggiormente messi a rischio e più esposti alle riduzioni di personale statale decise negli ultimi anni. In più occasioni il Comune si è sostituito alle funzioni dello Stato al fine di garantire a centinaia di bambini la scuola dell’infanzia. Ma questa non dovrà più essere la normalità, con un’amministrazione costretta a muoversi in emergenza quando l’assenza dello Stato rischia di escludere i bambini dalla scuola.

Come per le politiche del welfare, rimanere fermi o in difesa di fronte ai cambiamenti rischia di farci disperdere un tratto identitario che ha prodotto in questi decenni coesione, ricchezza e opportunità.

Per questo motivo servono un nuovo sistema e una nuova organizzazione del lavoro, a partire dalla scuola dell’infanzia: dobbiamo garantire l’accesso a tutti i bambini  in modo stabile e duraturo, anche attivando un servizio complementare che completi il piano orario giornaliero, introducendo una tariffazione che suddivida i costi tra tutti, per non farli pagare soltanto alle famiglie inizialmente escluse a causa dei tagli dello Stato centrale.

È una riforma su cui riflettere insieme e da portare avanti con i suoi protagonisti, ma è evidente che dobbiamo imboccare questa strada per allargare l’utenza potenziale, nell’ottica di quel nuovo universalismo in cui l’ente locale svolge il ruolo fondamentale di regolazione dell’offerta ai cittadini e alle famiglie.

Nei prossimi anni si dovranno anche costruire strutture scolastiche adeguate, facendoci trovare pronti di fronte ai cambiamenti demografici in corso. L’edilizia scolastica sarà quindi un cantiere aperto nel quale non vogliamo essere lasciati soli dallo Stato, come invece è già accaduto ai comuni.

In questi anni abbiamo visto i nostri studenti delle elementari e delle medie protagonisti in momenti importanti per la comunità budriese, grazie alla positiva collaborazione con gli insegnanti. C’è l’attività dei piccoli ciceroni nei musei civici che dà il senso di una comunità dove ragazzi e volontari valorizzano insieme il patrimonio artistico pubblico. Apprezziamo, poi, il ruolo delle scuole ogni 25 aprile alla Festa della Liberazione e alle celebrazioni che ricordano la battaglia partigiana del 21 ottobre ’44 a Vigorso e Fiesso: sono momenti non rituali che i ragazzi, con la loro freschezza, hanno contribuito a vivacizzare, mettendo al centro gli ideali di libertà e di democrazia che la Resistenza italiana ci consegna come bene supremo.