Con Limoni nell’inferno del G8 di Genova

Con Limoni nell’inferno del G8 di Genova

Con il podcast di Internazionale Limoni sui fatti del G8 di Genova, si scende nell’inferno di quelle giornate, di come ci si è arrivati, di ciò che ne è seguito.

Per chi ricorda la trasmissione di Sergio Zavoli, quella di Limoni è – a distanza di vent’anni dai fatti – una sorta di Notte della seconda Repubblica, tante sono le questioni irrisolte. Ne elenco alcune.

  • Non sono mai stati conosciuti i nomi degli agenti che hanno fatto irruzione alla scuola Diaz, scatenando una violenza inaudita contro persone pacifiche e disarmate.
  • Non si sono mai chiarite fino in fondo le responsabilità delle torture nel carcere di Bolzaneto. Il trattamento subito dai fermati (prelevati in gran parte alla Diaz) fa pensare a una lucida pianificazione e non alla reazione scomposta di agenti nella confusione degli scontri di piazza.
  • Dirigenti di polizia hanno ordinato pestaggi, consentito violenze gravissime, coperto i responsabili e falsificato verbali. Nessuno di loro, anche chi ha subìto condanne, ha fatto un giorno di carcere.
  • La carica in via Tolemaide contro i Disobbedienti del 20 luglio è stata violentissima, molto diversa da quelle di contenimento a cui si era abituati in quegli anni a difesa di piccole o grandi “zone rosse”. [Prima di Genova succedeva che la carica contro le Tute Bianche veniva annunciata e quasi concordata; si risolveva in pochi minuti e, anche grazie a questi scontri, la manifestazione acquisiva un certo valore mediatico.] Per di più, a Genova quel giorno e in quel punto del corteo, la carica non aveva alcuna reale motivazione logica e provocò un vero disastro, una deflagrazione: il sangue, il panico da schiacciamento, i gas lacrimogeni non convenzionali, la spaccatura e la dispersione del corte, ore di scontri strada per strada, una guerriglia urbana culminata con la morte di Carlo Giuliani. Oltre a non esserci colpevoli per questa uccisione, non si è mai chiarita la catena di comando che ha portato a quella durissima azione contro un corteo che in quel momento era pacifico e lontanissimo dalla zona rossa.
  • Nessuno si è mai assunto responsabilità politiche per la gestione di Genova 2001, definita disastrosa dai più importanti giornali del mondo occidentale e non solo. Si rifletteva, tra l’altro, una pessima immagine del nostro Paese e delle sue forze dell’ordine. Eppure il governo di centrodestra, insediato da pochi mesi, sapeva tutto e troppi sono i fatti e le coincidenze per non immaginare che almeno una parte di quegli avvenimenti riguardassero decisioni a un livello più alto dei singoli dirigenti della polizia.
  • Gli imputati per devastazione e saccheggio hanno ricevuto pene esemplari, con molti anni di reclusione: alcuni di loro sono ancora in carcere.
  • A vent’anni dal G8 di Genova e a poche settimane dalla pubblicazione delle immagini delle violenze nel carcere di Santa Maria Capua Vetere, in Italia non è previsto che i caschi degli agenti riportino un codice identificativo, diversamente da ciò che avviene in tutta Europa. Anche il principale partito della sinistra italiana è in imbarazzo di fronte a questa proposta.

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Chiudo con una riflessione che prende spunto dalla mia esperienza personale.

La sera del 20 luglio il partito dei Democratici di Sinistra consigliò caldamente ai suoi militanti di non partire per Genova. Io fui tra coloro che non salirono sul pullman, mentre altri compagni decisero comunque di partire.

Fu una scelta di prudenza, lì per lì comprensibile. Ma dopo le tante testimonianze, le immagini dei pestaggi e della Diaz, i racconti di Bolzaneto, le polemiche internazionali, mi sono chiesto più volte dove fosse il nostro partito, perché non fosse in prima fila a difendere il diritto di manifestare di centinaia di migliaia di cittadini pacifici, soprattutto giovani, che guardavano al mondo in modo nuovo per la prima volta dopo molto tempo, chiedendo giustizia ed equità per tutti. 

Probabilmente, in quell’occasione, la sinistra italiana perse l’occasione di connettersi con una grande mobilitazione di coscienze. Un’occasione che si è rivelata irripetibile.