FICO e l’inceneritore: l’opportunità di fare chiarezza, finalmente

FICO e l’inceneritore: l’opportunità di fare chiarezza, finalmente

Con l’apertura di FICO Eataly World Bologna si presenta per le istituzioni locali e le forze politiche serie del territorio un’opportunità da non perdere: chiarire una volta per tutte i reali effetti dell’inceneritore Hera (il termovalorizzatore di via del Frullo).

Nei giorni precedenti e immediatamente successivi all’apertura di FICO abbiamo assistito ad alcune polemiche spesso infondate che però, se contrastate in modo approfondito, possono aiutare a capire i contorni dell’operazione economica, commerciale (e solo in piccola parte culturale) del nuovo centro.

Tra queste la notizia fake del regalo fatto a Farinetti dagli enti pubblici, ben spiegata qui da Silvestro Ramunno.

Poi c’è il tema dell’alternanza scuola-lavoro, come se il problema di questo progetto ministeriale fosse FICO.

Ma la vera operazione di disinformazione di una parte dei detrattori di Fico si è concentrata sulla presenza dell’inceneritore, o per meglio dire il termovalorizzatore, a pochi chilometri di distanza dall’area del CAAB.

Insomma, disattenti come siamo, ci siamo nuovamente accorti che in zona Quarto Inferiore (frazione di Granarolo) c’è un impianto che trasforma ed elimina i rifiuti non riciclabili. C’era anche prima di Fico e c’era anche tanti anni fa, quando non c’erano le tecnologie utilizzate adesso; quando cioè il suo impatto ambientale ed energetico era molto più rilevante e negativo di oggi.

Partiamo dai fondamentali cioè dalle informazioni che ci fornisce un importante progetto di monitoraggio di Arpa e della Regione, Moniter che trovate qui. Anche il Comune di Granarolo raccoglie qui una serie di report sulla qualità dell’aria e l’impatto del termovalorizzatore.

In questi giorni qualcuno ha cercato di fare chiarezza in quello che sembra un allarme infondato: qui Butac, bufale un tanto al chilo.

Insomma, si possono rintracciare sul web report trasparenti sul reale impatto del termovalorizzatore sull’aria e i terreni circostanti. Ma chi se li va a cercare? Chi li legge? Chi li capisce fino in fondo? Invece nel momento propizio della ribalta mediatica del “parco agroalimentare più grande del mondo”, si può intercettare l’attenzione di un pubblico vasto. E’ un problema degli enti locali e di Hera, una società a maggioranza pubblica. Ma è soprattutto un’opportunità per chi ha la responsabilità pubblica di comunicare come stanno le cose, fornendo strumenti di approfondimento e comprensione a tutti i cittadini.

Si faccia dunque questa campagna di comunicazione, la si faccia bene: un gruppo di lavoro fatto da amministratori e funzionari pubblici si concentri sul tema e coinvolga divulgatori efficaci e brillanti.

Si usino tutti gli strumenti che un’azione di questo tipo richiede: anche qui senza improvvisare, ma lavorando con l’aiuto di comunicatori esperti.

Le istituzioni, a partire dai proprietari di maggioranza, chiedano a Hera di mettersi in gioco, di mettere a disposizione risorse, competenze e strumenti.

È l’occasione per scrivere la parola fine a una miriade di fake news e chiacchiere “da bar” sull’inceneritore e sull’attività di Hera nella gestione dei rifiuti urbani. È l’occasione per il gruppo dirigente del territorio di entrare nel merito e dare a tutti i cittadini gli strumenti per sapere, capire, orientarsi su un tema così importante, partendo finalmente dalla realtà e non dalle dicerìe.