Goro, il giorno dopo. La semplificazione genera mostri

Goro, il giorno dopo. La semplificazione genera mostri

Sto ancora pensando a Goro. Mi sembra irreale. È successo a non molti chilometri da qui, nella nostra regione, in un’attività (l’accoglienza) talmente diffusa in tanti comuni del nostro territorio da essere considerata ormai naturale. Questi comportamenti mi ripugnano. Tuttavia, so che queste persone esistono, ed esistono un po’ ovunque “politici” che sfruttano quei sentimenti di paura e di chiusura.

Piuttosto, mi interrogo (senza risposte definitive) sul nostro tempo: migrazioni di milioni di persone, disgrazie senza fine nel Mare Nostrum in un’epoca in cui la tecnica permette qualsiasi spostamento, lavoro incessante di accoglienza del nostro Paese, senza grandi sponde europee (a proposito di fratellanza).

Non è cronaca; è il carattere del tempo in cui viviamo, è la storia che si fa, si compone e si scompone sotto i nostri occhi, nei nostri smartphone. Come hanno fatto a non accorgersene a Goro? Evidentemente esistono realtà, in Italia, dove il racconto del mondo arriva in modo distorto, dove le cose difficili vengono semplificate talmente tanto da far perdere l’umanità agli esseri umani.

Bisogna ripartire da qui: evitare le semplificazioni che muovono gli istinti e ci fanno assomigliare a bestie. E bisogna provare a trasmetterlo, anche quando è qualcosa di scomodo.