Homo Premium di Massimo Gaggi, un libro che ci aiuta a capire la rivoluzione digitale

Homo Premium di Massimo Gaggi, un libro che ci aiuta a capire la rivoluzione digitale

Tutto cambia: lavoro e relazioni sociali, cultura e valori di riferimento. E arriva un nuovo modello di capitalismo che trasforma l’idea stessa di diseguaglianza.

«Rileggi le pagine di Piano meccanico di Kurt Vonnegut e rimani a bocca aperta: sembrano le discussioni dei giorni nostri sull’impatto dell’automazione nel mondo del lavoro … L’avanzata di un’intelligenza artificiale che prima o poi assorbirà anche le mansioni cognitive che oggi non possono ancora essere svolte dai robot.»

Il libro di Massimo Gaggi (editorialista del Corriere della Sera negli Stati Uniti) si apre con la profezia del 1952 di quel genio di Vonnegut. Raccoglie le conoscenze acquisite e le analisi sviluppate attraverso le interviste ai principali protagonisti della rivoluzione digitale, quel cambiamento che ha investito le nostre vite e ha trasformato in meno di 20 anni il sistema economico e produttivo globale. Ma l’efficacia di questo saggio è dovuta alla capacità di partire da uno sguardo realistico sulle dinamiche finanziarie e globali per capirne gli effetti sulla vita delle persone, di chi lavora, di chi si trova ai margini, spesso sprovvisto degli strumenti cognitivi ed economici per “farcela”.

Il cuore del saggio sta nelle parole di pagina 96:

«L’homo premium: un uomo che trovandosi sulla sponda migliore del fiume in un mondo di enormi e crescenti diseguaglianze di reddito e di conoscenza, non solo è più ricco e istruito, ma gode di salute migliore, vive più a lungo e riesce a ottenere anche capacità intellettive e fisiche aumentate.»

E quel fiume immaginario esiste per davvero, in una delle più grandi e dinamiche aree urbane del mondo: è la 96esima strada di NYC, tra Manhattan e Harlem. Da una parte l’aspettativa di vita è di 85 anni, dall’altra di 75: è l’effetto della qualità della vita, delle cure sanitarie e di un’alimentazione sana. Distanze e diseguaglianze che non potranno che aumentare, con l’evolversi delle tecnologie e delle opportunità, oltre che con l’iniquità di accesso all’istruzione.

Dopo una lettura così ricca e complessa, piena di spunti e di punti di vista diversi, scenari e fenomeni non tutti coerenti tra loro, tento di individuare tre chiavi di lettura che inevitabilmente si intersecano, tra la dimensione economica e capitalistica, quella delle tecnologie e del lavoro, quella democratica della governance globale.

  • E’ il capitalismo, bellezza!

    Un fenomeno, portato all’estremo, che c’è sempre stato: il capitalismo, l’arricchimento di pochi e lo sfruttamento di molti. Rispetto al sistema produttivo che conoscevamo in precedenza, in 20 anni sono nate imprese che oggi fanno parte della nostra quotidianità: lavoro, relazioni, svago, accesso alle informazioni, consumi, fruizione culturale. Abbiamo di fronte colossi finanziari che, se nulla cambia, saranno sempre più forti perché controllano la risorsa più importante di tutte: i dati sulle nostre vite – i nostri interessi, i nostri comportamenti, i nostri pensieri – tracciati e utilizzati in modo da arricchire ancora azionisti e gruppi finanziari.

  • Umanesimo digitale?

    La minaccia rappresentata in passato dalla macchina che si sostituisce all’uomo soprattutto nei lavori manuali, è oggi incarnata dalle nuove tecnologie digitali e dall’intelligenza artificiale sempre più presenti in grande parte del lavoro che un tempo avremmo definito terziario: il rischio di perdere posti di lavoro in dimensioni talmente grandi da non poter immaginarne la creazione di nuovi in altri settori o mansioni. Su questa previsione gli studiosi si dividono e, al momento, dove le tecnologie digitali sono più diffuse (gli Stati Uniti) la disoccupazione è in costante calo e i veri problemi sono semmai la qualità del lavoro, la quantità della retribuzione, le disuguaglianze evidenti e insopportabili. La teoria che più convince è quella di chi, sostanzialmente, sostiene che c’è un ambito in cui le persone non potranno mai essere sostituite dalle macchine: quello dei rapporti interpersonali, dell’organizzazione del lavoro collettivo, della persuasione fatta con lo storytelling, della creatività, dell’empatia, tutte quelle situazioni e quei processi che richiedono fattori umani non replicabili artificialmente.

  • Cosa ne è della politica?

    C’era una volta il compromesso socialdemocratico: nella seconda metà del Novecento ha redistribuito risorse, alzato la qualità della vita e la sicurezza del lavoro, riscattato milioni di persone dalla povertà e dall’ignoranza. Ma la gente crede nella democrazia se garantisce lavoro, welfare, sicurezza. Quando queste cose si perdono o diventano fonte di fatiche e sofferenze, il fascino della democrazia cala e si è meno interessati alle libertà democratiche. Di più, assistiamo globalmente al dilagare di un pensiero che indica proprio il sistema democratico come colpevole dell’impoverimento e della perdita di certezze. Un modello che, come ogni modello, si è fermato e ripiegato su se stesso, inadatto a una globalizzazione economica che elude i sistemi di protezione sociale e li rende desueti. La promessa di tante opportunità in un mondo interconnesso si scontra con l’assenza di certezze e amplia la distanza tra ricchi e poveri, siano essi stati e aree geografiche, o cittadini all’interno degli stessi paesi.

Homo Premium di Massimo Gaggi (Editori Laterza) è un libro per capire i cambiamenti in atto e per interpretare quelli che arriveranno. Una panoramica sulla rivoluzione digitale che ci conferma che non si tratta di cambiamenti superficiali e passeggeri, ma di fenomeni destinati a incidere in profondità su ciò che saremo e faremo su questa terra.