I migranti e noi. Tre riflessioni generali.

I migranti e noi. Tre riflessioni generali.

Penso alla vicenda Sea Watch 3 e provo ad andare oltre l’emergenza che per fortuna i nostri parlamentari stanno affrontando a viso aperto, mettendo in campo il peso formale e simbolico del loro ruolo e anche i loro corpi.

Così si fa. Così bisognerebbe fare, in questo e in altri contesti di sofferenza umana e sociale.

Mi vengono in mente tre cose:

  1. Noi. Sono state troppe le timidezze nella nostra area politica, anche a livello locale, quando si trattava di attivare progetti di accoglienza e integrazione. O quando si trattava di sostenere chi si trovava ad avviare quei progetti. Io – che ero tra quelli che si attivavano –spesso mi sono sentito guardato quasi con compatimento: “Eccolo lì, l’idealista che adesso salva la coscienza ma poi perderà le elezioni, perché la gente non ne può più degli immigrati e bisogna stare attenti a esporsi troppo su questi temi.” Quando serviva unirci per una battaglia anche culturale, ci siamo di fatto divisi o non ci siamo sostenuti abbastanza, indebolendo anche l’azione di chi, dal governo, provava a spostare gli equilibri di un’Europa afona e insensibile.
  2. L’Europa. Mi chiedo: si può dire che ci fa schifo questo atteggiamento (destra, sinistra e centro) da Ponzio Pilato sul tema dell’accoglienza e del fenomeno migratorio da parte degli altri Paesi “fratelli”? Si può dire che parte della sfiducia e del rancore nei confronti di questa istituzione, così lontana ma così importante, è dovuta proprio a questa mancanza di scelte e di assunzione di responsabilità condivisa? Come può stupire che in Italia prevalgano forze antisistema, nazionaliste e sovraniste quando una delle (non) risposte che arriva dall’Europa è quella che vediamo? Sì perché anche un grande Paese come l’Italia non può sopportare i flussi migratori e nemmeno si capisce perché dovrebbe farlo da sola. Questa contestazione nei confronti delle cancellerie europee è, purtroppo, sacrosanta e drammatica. La sfiducia, per non dire di peggio, ne è la diretta conseguenza.
  3. L’umanità. Uomini, donne e bambini si spostano nel mondo, fuggono, migrano per migliorare la loro condizione. Pur di farlo mettono a rischio la propria vita e continueranno a farlo, a tutte le latitudini e in tutte le condizioni climatiche. Finché queste persone in carne ossa troveranno le motivazioni e la spinta per partire, mettendo a rischio tutto, avremo migrazioni nel mondo. E avremo un mediterraneo che sarà uno dei principali ostacoli da superare per darsi almeno la speranza di una nuova vita. Non ci saranno blocchi navali, chiusure di porti o muri a fermare le persone. Queste si muoveranno: ne moriranno di più, ne moriranno di meno, chi lo sa? Ma quel che è certo è che schiavi, sfruttati, poveri, o semplicemente esseri umani punti dal desiderio di una vita migliore, cercheranno e troveranno i modi e i mezzi per spostarsi. Non illudiamoci, non illudetevi.