Il ritardo della sinistra di fronte ai cambiamenti dell’economia e del lavoro

Il ritardo della sinistra di fronte ai cambiamenti dell’economia e del lavoro
In un convegno a Roma Davide Casaleggio, colui che tecnicamente è il padrone del Movimento 5 stelle, ha affermato che “l’aumento costante della produttività, in futuro, ci porterà a lavorare l’1% della nostra vita”. E poi ancora: “non dobbiamo salvaguardare l’occupazione in sé, ma i sogni delle persone. Dobbiamo redistribuire il reddito”.
Si leggono già i primi commenti di derisione da esponenti del centrosinistra.

Intendiamoci, se questa è l’opposizione che si è deciso di fare stiamo a vedere dove ci porta. Certamente i 5 stelle le sparano davvero grosse e a volte, oltre che offensivi, sono anche ridicoli. Ma sbeffeggiare chi affronta di petto, anche se spesso in modo strumentale e superficiale, questioni che “friggono” sotto la pelle della società forse non è la strategia migliore. Soprattutto quando su quei temi non si ha nulla da dire perché da anni non sono oggetto di riflessione.

Dunque, c’è un problema culturale enorme che i nostri gruppi dirigenti non stanno affrontando: di queste cose parlano i 5 stelle e la sinistra no. A modo suo, Casaleggio fa convegni sulla trasformazione digitale della società come questo, mentre la sinistra da anni non ragiona su niente di ciò che cambia nel mondo.

Forse, proprio mentre il lavoro cambia, il capitalismo fagocita tutto e milioni di europei rischiano di essere espulsi dal mondo del lavoro, serve un salto di qualità nell’analisi della realtà, per cambiarla, perché se la sinistra non fa questo restano solo slogan e vuote parole d’ordine. Insomma, quando si riuscirà a fare un ragionamento serio su come le nuove tecnologie cambiano il lavoro, sulla concentrazione abnorme e insopportabile di capitali nelle mani di pochi, sulle disuguaglianze che aumentano drammaticamente insieme alla precarietà e a nuove forme di schiavitù?

Se certamente le tecnologie elimineranno alcuni lavori, non è assolutamente dimostrato che la disoccupazione calerà (negli USA sta avvenendo il contrario, per esempio). Ma quel che è certo è che nell’economia digitale, dell’intelligenza artificiale e dei robot, già oggi una parte dei lavori è sottopagata e c’è più sfruttamento e iniquità. Si arricchiscono in pochi, élite che possiedono e gestiscono piattaforme, tecnologie o servizi che producono guadagni iperbolici.

Di fronte a tutto questo, la sinistra di governo (se non in alcuni casi) evita di dire che la questione centrale riguarda i rapporti di forza nella società che lei stessa ha sempre tentato di combattere e modificare. Tanto meno riesce a dirlo il PD. E non riesce ancora a dire che una parte di quei guadagni disumani devono essere prelevati dal sistema pubblico per ridare dignità a milioni di persone oggi senza speranza, giovani precari, lavoratori poveri, cinquantenni esclusi dal mercato del lavoro, donne e minoranze sottopagate rispetto agli uomini e ai bianchi.
Si sente dire che dobbiamo ripartire. Ecco, combattere le insopportabili disuguaglianze potrebbe essere un buon punto di (ri)partenza.