La lunga saga del vaccino anti Covid

La lunga saga del vaccino anti Covid

Considerazioni sparse, da gennaio a oggi, su ciò che gira intorno alle iniezioni che dovrebbero salvarci e arrestare la pandemia

31 luglio LA FORZA DI GRAVITÀ E I DOVERI VERSO GLI ALTRI
Non è questione di essere a favore o contro i vaccini. Perché sarebbe come discutere della forza di gravità.
I dati sono chiarissimi: i vaccini funzionano, salvano vite, quasi azzerano il rischio di contrarre le forme gravi del Covid. A questo si aggiungono i dati, altrettanto chiari, diffusi da Lancet: il tasso di trombosi dopo la seconda dose di AstraZeneca è paragonabile a quello che si osserva su una popolazione di non vaccinati. Come dire che sugli effetti collaterali gravi parliamo sostanzialmente di niente.
Mettere in discussione l’efficacia e la non pericolosità dei vaccini è come mettere in discussione il fatto che esiste la forza di gravità. Credo che sia difficile per uno scienziato, figuriamoci per chi queste cose non le ha mai studiate e ha solo letto “notizie” su internet.
Come fare allora a convincere chi non ne vuole sapere? Qual è il nodo da sciogliere?
Non credo che ce la caveremo facendo parlare scienziati e medici, anche quando sono bravissimi divulgatori. Me ne sono convinto ascoltando in tv, l’altra sera, uno degli intellettuali che più apprezzo in quest’epoca: Nicola Lagioia.
La risposta potrebbe essere nell’idea di libertà, la stessa apparentemente brandita da chi, senza vaccino, pretende di fare tutto ciò che faceva prima.
In realtà, viviamo in una società, a contatto con altre persone: senza le altre persone non esisteremmo. Proprio per questo la libertà senza responsabilità non esiste. Abbiamo, tutti, dei doveri verso gli altri. Nella propria testa – o chiuso in casa propria – ognuno può pensare ciò che vuole. Ma fuori, a contatto con gli altri, non si ha il diritto di mettere qualcuno in pericolo, fosse anche una sola persona.
Come si ricostruisce questa responsabilità e questo dovere, su cui si fonda la libertà di ognuno e di tutti? Una strada è rifondare e ricreare comunità, l’idea che siamo tutti legati, che i destini sono comuni, che se chi mi sta vicino sta un po’ meglio, starò un po’ meglio anch’io.
Da soli siamo tutti più stupidi. Insieme cresciamo con meno paure e più certezze.

25 marzo

La vicenda dei 30 milioni di dosi di AstraZeneca conferma ciò di cui sono convinto da mesi: sui  vaccini, essersi messi nelle mani della generosità e correttezza delle multinazionali del farmaco è stato ed è un errore politico europeo gravissimo.

Di fronte alla più grave pandemia mondiale da un secolo a questa parte, si sono svelati i veri interessi in campo. Per le istituzioni nazionali e sovranazionali è chiaro l’interesse pubblico, quindi la salute dei cittadini. O almeno così dovrebbe essere. Ma sulla base di quali elementi ci si aspettava che le aziende farmaceutiche avessero le stesse priorità?

La ricerca sul vaccino ha goduto di potenti contributi pubblici (“coi nostri soldi!”, avrebbe detto qualcuno). I brevetti sono rimasti privati. La produzione delle fiale anche, ovviamente. Scopriamo – spero senza stupirci più di tanto – che anche la distribuzione e la vendita sul mercato rispondono a interessi privati: cioè i profitti, cioè i dividendi dei soci. Perché così funziona.

Leggo che, dopo mesi di illusioni, se ne stanno accorgendo anche commentatori dei giornali mainstream. Michele Serra, per esempio, oggi scrive:

Dire “produttori dei vaccini” è incompleto […] Bisognerebbe dire “proprietari dei vaccini”. Ogni eventuale destinazione sociale o extra-contrattuale di quelle fiale salvavita è affidata al buon cuore dei proprietari. I vaccini sono loro. Un bene privato. Le leggi, del resto, sono dalla loro parte […] Ogni priorità e ogni decisione, non solo nel merito dei vaccini, è nelle mani di una oligarchia economica il cui potere spaventa […] No, la proprietà non è un furto, ma può essere un problema.

5 marzo

EUROPA E VACCINI: LA VERA OCCASIONE PERSA

Leggo che con lo stop all’esportazione di vaccini AstraZeneca in Australia, l’Italia prende la leadership nella lotta europea al Covid. Benissimo, sono commosso.

Ma la vicenda è la conferma che serviva più politica e più coraggio. Affidarsi alla bontà dell’industria privata non è stata una buona scelta. Le Big Pharma, libere di agire, cercano di fare ciò che hanno sempre fatto: profitti. Poco importa con chi e dove. Poco importa se in gioco c’è la loro reputazione e la loro responsabilità sociale.

A questo si sono aggiunte la lentezza e la cautela dell’UE (cioè noi). Mentre USA e GB scommettevano su vaccini ancora in fase di test, garantendosi un numero enorme di fiale a costi molto alti, qui in Europa si è andati più piano: da un lato si era in attesa di tutte le evidenze scientifiche, dall’altro si contrattava sul prezzo per far spendere meno agli stati membri.

Lo dirà la storia, ma i fatti sono chiari: hanno fatto bene americani e britannici, si stanno risollevando dalla crisi sanitaria e ripartiranno prima e meglio.

Anche in un contesto drammatico in cui sono in gioco le vite delle persone, l’Europa ha perso l’occasione di giocarla politicamente, cambiando i rapporti di forza nella società tra interesse pubblico ed economia.

23 febbraio

ANCORA SUI VACCINI CHE NON CI SONO

C’è un’ondata di indignazione per i “ritardi” nella produzione dei vaccini. L’ultimo è Burioni, ma ce ne sono tanti altri. Viene da chiedersi: ritardi di chi e rispetto a quali scadenze?

In realtà, chi viene messo sul banco degli imputati sta facendo ciò che ha sempre legittimamente fatto e i ritardi non sono veri ritardi.

Quando si è scoperto che vaccini molto efficaci stavano per entrare in produzione, si poteva ancora incidere con scelte pubbliche forti e “rivoluzionarie”. Invece, ci si è globalmente affidati all’industria privata e all’efficienza del mercato. Il sistema economico ha continuato a seguire le sue regole e la produzione dei vaccini è rimasta responsabilità delle aziende private, le cosiddette Big Pharma. Lo è ancora di più dal momento che, oggi, nessuno può imporre loro di cedere brevetti e tecnologie.

Chiamiamo le cose con il loro nome. Non condividere le conoscenze significa garantirsi risultati economici e profitti. In modo del tutto legittimo, le aziende farmaceutiche decidono quanti vaccini produrre, dove produrli, come metterli sul mercato. Funziona così, tanto più in assenza di veri obblighi e penali in caso di mancato rifornimento agli stati. Sul mercato, poi, sembra sia già in atto l’aggiramento di quella che sarebbe dovuta essere la svolta della lotta contro il Covid, cioè il contratto stipulato con l’UE.

Se i decisori non ripartono dalla radice del problema, non c’è accordo o dichiarazione pubblica che tenga. Ci aggrappiamo alla benevolenza di chi, in questo momento, può decidere la sorte di milioni di persone, mettendo in gioco la propria reputazione ma senza realmente rispondere a nessuno se non alla propria coscienza.

21 febbraio

LA MANO VISIBILE

È giusto arrabbiarsi con le aziende farmaceutiche per i tagli alle forniture di vaccini.

Ma è giusto anche capire cosa sta succedendo, andando alla radice delle questioni. L’alternativa è restare fermi all’indignazione da titolo di giornale, prendercela prima con uno poi con l’altro, concludendo che “tanto in Italia le cose non funzionano”. Potremmo anche avere delle sorprese e mettere in discussione vecchie convinzioni su come gira il mondo.

Quello della ricerca scientifica è stato un risultato straordinario, senza precedenti. La scoperta di diversi vaccini contro il Covid-19 è il frutto dell’ingegno di migliaia di ricercatori e scienziati in tutto il mondo. Ed è anche il risultato di un investimento colossale in cui è stato determinante il contributo economico dei governi e degli stati.

Si sapeva da un anno che i vaccini sarebbe stati scoperti, così come si sapeva che l’altra grande sfida sarebbe stata produrli e poi somministrarli.

Sulla somministrazione, paesi che stanno aspettando con ansia le fiale come Italia e Germania hanno ampiamente dimostrato di essere in grado di di vaccinare su larga scala, capillarmente e in poco tempo.

La produzione delle fiale è invece tutta sulle spalle delle aziende, colossi multinazionali che evidentemente non sono arrivati pronti o stanno comunque giocando altre partite, come per i brevetti e la proprietà intellettuale sui vaccini.

Se da un lato, quindi, l’innovazione con i soldi pubblici ha funzionato, dall’altro il sistema privato – che produce i farmaci – finora ha perso la sfida. Con buona pace di chi crede nella mano invisibile del mercato che sistema e riequilibra tutto… Affidarsi solo al vecchio modello produttivo non è bastato. Anzi, ha prodotto disparità e inefficienze.

31 gennaio

Vaccini, lo schema sembra chiaro.

  1. Vaccinare con Pfizer (efficacia oltre il 90%) i sanitari, gli ospiti Rsa e gli ultra ottantenni, finire quanto prima.
  2. Vaccinare con Astrazeneca (efficacia al 60%) la popolazione tra i 18 e i 55 anni.

Così, in vista della primavera si allenterà l’impatto del virus sui più anziani in termini di decessi e terapie intensive. Un impatto che finora è stato devastante in assenza del vaccino e di cure risolutive.

Alleggerire la pressione sul sistema sanitario/ospedaliero e ridurre drasticamente il numero dei morti, cambierebbe profondamente il clima, i sentimenti e lo sguardo verso il futuro.

Quindi bene così, avanti! Ma in realtà siamo come degli atleti che, mentre stanno correndo, scoprono che la pista che avevano tracciato non è ancora stata completata.

Insomma, mancano i vaccini. E scopriamo che, mentre la ricerca scientifica ha fatto un mezzo miracolo (peraltro potentemente finanziata dagli Stati), l’industria farmaceutica privata e globalizzata sta facendo cilecca.

Se ne avessimo avuto bisogno, ecco l’esempio più evidente e cristallino di come la natura del capitalismo non coincida mai con l’interesse pubblico e collettivo.