L’insegnamento di un ragazzo del Mali morto nel Mediterraneo

L’insegnamento di un ragazzo del Mali morto nel Mediterraneo

Venerdì 18 gennaio 2019 ho coordinato la serata dedicata all’Africa organizzata dal Festival della Letteratura di Budrio.

Scegliere il tema dell’Africa è coraggioso e utile, andando oltre la narrazione dominante: quella dei nazionalismi e dei sovranismi che si stanno affermando in Europa e nel mondo. Una narrazione pericolosa, disattenta e superficiale: si semplifica tutto, si alzano muri reali e culturali, si chiudono gli occhi di fronte a un continente pieno di complessità, diversità e contraddizioni, in cui molte delle sofferenze e delle storture sono dovute a secoli di colonialismo e imperialismo. Tra qualche anno chi ha governato e amministrato in questo tempo – caratterizzato da migrazioni epocali – sarà giudicato dalla storia sulla base di valori di giustizia e umanità. Nonostante l’indegna canèa che anche noi abbiamo dovuto subire, rivendichiamo con orgoglio di essere stati un’amministrazione comunale dalla parte di chi salva le vite invece di lasciar morire uomini, donne e bambini in mezzo al mare, dalla parte di chi accoglie invece di respingere, dalla parte di chi cerca di capire invece di fomentare odio e paure per il consenso politico. Insomma, quella che sarà giudicata la parte giusta della storia.

Da quella parte non si è voluta schierare la maggioranza del Consiglio comunale di Budrio, quando il 29 novembre scorso ha respinto una mozione del gruppo di opposizione che denunciava gli effetti nefasti del cosiddetto decreto Salvini in termini di sicurezza, integrazione, stabilità ed efficacia del sistema Sprar che come sappiamo è il sistema che meglio garantisce percorsi di responsabilità, educazione, salute e integrazione per i richiedenti asilo accolti nei diversi territori del nostro Paese (a Budrio ne sappiamo qualcosa anche grazie all’impegno di molti volontari che per alcuni anni si sono impegnati su questo fronte e al lavoro dei alcune cooperative assolutamente affidabili…).

La mozione chiedeva di attivarsi per “aprire un confronto con i Comuni sul sistema dell’accoglienza dei migranti in Italia e nei territori al fine di valutare le ricadute concrete di tale Decreto sull’impatto in termini economici, sociali e sulla sicurezza dei territori; ed a promuovere a livello locale e nazionale una mobilitazione istituzionale di enti locali, gestori dei servizi pubblici sociali e sanitari, associazioni e cooperative del terzo settore, comunità religiose, etc. a difesa del modello SPRAR”.

Una mozione approvata in moltissimi comuni di tutti diversi colori politici, compreso quello di Parma e di Roma che a Budrio però non è passata.

Quella in apertura dell’articolo è una vignetta realizzata da Makkox che ritrae un ragazzino, immerso nelle profondità del mare insieme a simpatiche creature marine e alla sua pagella scolastica: racconta una storia dal triste epilogo. Il vignettista, infatti, ha rappresentato la vicenda vera di un migrante 14enne proveniente dal Mali e morto nell’aprile 2015, mentre cercava di attraversare il Mediterraneo su un barcone. Un naufragio in cui si contarono 58 vittime, ma tantissimi furono i dispersi (si stima un totale di 700-900 morti).

Corpi straziati, tra cui spiccava quello di questo giovanissimo, con la pagella scolastica ancora cucita nella tasca (ripeto: la pagella scolastica cucita nella tasca).

Un segno di speranza per un futuro migliore che ha attirato l’attenzione di Cristiana Cattaneo, medico legale del laboratorio Labanof. La dottoressa Cattaneo ha scelto di raccontare storie come quella del 14enne che veniva dal Mali in un libro, intitolato “Naufraghi senza volto” (Cortina Editore). Come la vignetta di Makkox, questo libro rende omaggio alla memoria di questo giovanissimo pieno di speranze.

Mi piace pensare che questo segno di speranza valga anche per noi. L’educazione, la conoscenza, la scuola, in una parola la civiltà. Cose che stiamo smarrendo e che paradossalmente un ragazzino del Mali morto a 14 anni improvvisamente rimette al centro della nostra attenzione.