Scelte urbanistiche e futuro. Una riflessione dopo la rottura dell’argine dell’Idice

Scelte urbanistiche e futuro. Una riflessione dopo la rottura dell’argine dell’Idice

In questi giorni, anche grazie a un lavoro che sto seguendo e a persone con cui mi sto confrontando, ho riflettuto sulla funzione dell’urbanistica in un territorio come il nostro.

Ci sarebbe molto da dire, a partire dalle scelte che insieme al Consiglio comunale ho portato avanti nello scorso mandato, riducendo il potenziale consumo di suolo – già pianificato a Budrio – di circa 120 ettari.

Ma mi soffermo solo su un aspetto che ha a che fare con quella che viene chiamata “La rotta dell’Idice” e che è stato un disastroso allagamento dovuto alla rottura di un pezzo di argine. Sì, disastroso.

Perché anche una sola casa invasa dal fango è un dramma e una ferita che non si rimargina.

L’acqua e il fango dell’Idice, domenica 17 novembre, hanno colpito molte case, anche non nelle immediate vicinanze dell’argine. Parliamo di zone in aperta campagna con case sparse e allora una cosa va detta: se quelle aree fossero state densamente abitate avremmo assistito a qualcosa di ancora più devastante, cioè un numero ancora più elevato di case e persone colpite.

Ma che senso ha fare questa ipotesi, anche se appartiene all’irrealtà? Io credo che serva per interrogarsi e ricostruire un pezzo di memoria collettiva ormai perduto.

In generale la memoria è importante, ma in particolare su questi temi ricordare è molto utile, per conoscere e capire ciò che è stato e perché siamo così oggi. Ci vuole memoria, insomma, per capire i meriti e le responsabilità che arrivano dal passato e che oggi ci fanno vivere in un territorio per com’è oggi.

Ecco, penso che dovremmo tutti ricordare (o sapere) che in passato c’era chi voleva costruire a nord di Budrio, urbanizzando l’area lungo la via Viazza.

C’è stato un tempo, nei comuni italiani, in cui un piano regolatore approvato in una notte dal Consiglio Comunale trasformava d’emblée aree agricole in aree edificabili, moltiplicandone il valore decine o centinaia di volte. C’è stato un tempo in cui a Budrio – non so quanto sotto traccia o pubblicamente – si confrontavano due scuole di pensiero: quelli che immaginavano l’espansione di Budrio a nord verso l’Idice e quelli che immaginavano un’espansione a est verso le Creti.

Nei due mandati del sindaco Gianfranco Celli e poi ancora successivamente, per fortuna, si decise di non costruire a nord, scatenando anche dure opposizioni (anche formali e legali) da parte di imprese e proprietà.

Bene così! Ecco quindi l’importanza di scelte urbanistiche che si rivelano giuste con il passare degli anni e dei decenni. Scelte positive e corrette che, anche se molto avversate, guardavano soprattutto al futuro e alla tutela di una porzione di territorio delicata e di grande qualità paesaggistica.

Avendo fatto in modo serio prima l’assessore e poi il sindaco per 10 anni, credo che ogni tanto sia giusto ringraziare “chi c’era prima” per le sue scelte lungimiranti. Capisco che questo mio approccio stride molto con ciò che stiamo vivendo a Budrio negli ultimi anni. Ma invece di inventarsi una bugia di fronte a ogni problema, si fa più bella figura a dire la verità. Sempre.