“M” di Scurati ci racconta come nasce e si impone il fascismo in Italia

“M” di Scurati ci racconta come nasce e si impone il fascismo in Italia

Una lettura dolorosa ma utile: non c’è nulla di eroico in Mussolini e nel fascismo. L’unica figura luminosa nel libro è quella di Giacomo Matteotti

Ho appena finito di leggere le 800 pagine di “M – L’uomo del secolo” di Antonio Scurati (ed. Bompiani) e già non vedo l’ora che esca la seconda puntata della trilogia. Sì perché questo romanzo – basato su documenti, fatti e persone reali – “si limita” alla nascita e alla prima affermazione del fascismo, fermandosi ai primi giorni del ’25. Racconta il fascismo da dentro, guardando a quei fatti e a quei sentimenti con gli occhi dei suoi protagonisti, a partire dal principale: Benito Mussolini da Predappio, Forlì.

È “la storia che esce dagli scaffali”, un’operazione editoriale positiva e utile, come sostiene qui Debora Badiali

E lo dice chiaramente Ivan Carozzi qui sul Post: il libro offre l’occasione di conoscere e riscoprire “il male e la vergogna del fascismo, rivelati fin dalle origini”, in contrapposizione alla tendenza degli ultimi 20 anni a descrivere Mussolini con “il profilo dello statista da riscoprire, purtroppo messo in ombra da un episodio sciagurato, le leggi razziali, che si collocano al termine di una lunga parabola”.

“M” è una lettura certamente dolorosa per chi è democratico e antifascista, per chi ancora si sente fratello e compagno di coloro che negli anni dell’affermazione del fascismo hanno subito angherie, violenze e hanno combattuto fino a perdere la vita. Ma è comunque una lettura utile e interessante, piena di collegamenti, ricostruzioni, “dietro le quinte” che ci aiutano a comprendere in quale clima mentale, culturale e sociale nasce e cresce l’Italia fascista. Un periodo di cui generalmente si conosce poco e che invece ci parla, in modo sorprendente, dell’Italia di oggi, di come dal rifiuto e dall’abbattimento del vecchio sistema di potere possano nascere incubi e disgrazie che ancora oggi ci tormentano.

Sono d’accordo con i pareri che sto raccogliendo dalle persone che hanno letto il libro e che sto leggendo in rete. Voglio però fissare tre considerazioni mie, che sento particolarmente importanti:

  1. Il profilo di Mussolini come uomo politico che emerge dal docu-romanzo è caratterizzato dalla grande capacità di vedere dove altri non hanno visto, annusare l’aria, sentire il clima e assecondarlo, entrare in sintonia con il popolo e con le folle, in contrapposizione con il sistema liberale e con la promessa socialista della rivoluzione. Ma il percorso che lo porta al potere è fatto di bassezze, furbizie, miserie, meschinità, cinismo, cose che fanno parte della politica da sempre. Niente di nuovo, certo. Ma anche niente di eroico: negli anni della “rivoluzione fascista”, infatti, ci sono il disprezzo della vita umana (propria e degli altri), la violenza spietata in tempo di pace verso i nemici politici, il terrore, le intimidazioni. Tutto questo condito dall’uso disinvolto della minaccia del disordine sociale e istituzionale, al fine di acquisire una posizione politica dominante.

  2. Cos’è il fascismo all’inizio? Quali sono le sue ragioni e i motivi del suo consenso? Quattro milioni di reduci, gli arditi, il faticoso ritorno alla vita normale dopo la guerra, Fiume, la “vittoria mutilata” e il mancato riconoscimento del valore di quelle persone. C’è tutto questo, ma presto in quei sentimenti e in un programma politico antisistema si innestano i grandi interessi, a partire da quelli degli agrari e degli industriali, supportati dalla classe media emergente: c’era bisogno di un’organizzazione armata al loro fianco per scongiurare la rivoluzione socialista (che non sarebbe comunque mai arrivata). L’operazione serviva, in ogni caso, a limitare la forza di chi – tra molti limiti ed errori – sosteneva le ragioni degli ultimi che, in molte aree del nord, stavano sovvertendo i tradizionali rapporti di forza tra impresa e lavoro. Il fascismo però, che nel campo conservatore e liberale si pensava di poter addomesticare e limitare, diventa partito e ideologia, fino a farsi Stato.
  3. Si staglia lungo il libro, e cresce come un’onda fino agli ultimi capitoli, la figura di un grande uomo politico: Giacomo Matteotti da Fratta Polesine, Rovigo. Oggi purtroppo è quasi solo un simbolo, il nome che leggiamo in ogni angolo d’Italia senza ormai farci più caso: non esiste borgata o capoluogo di comune che non abbia intitolato una strada o una piazza al primo grande martire antifascista. Se il nostro Paese avesse avuto l’intelligenza e la lungimiranza di costruire, negli anni, una religione laica fondata sulla Resistenza, oltre la retorica e l’appropriazione politica e partitica dell’antifascismo, Matteotti sarebbe tra le sue figure più luminose.

Quella che si racconta nel libro è la scelta di un figlio di grandi proprietari terrieri che si schiera, di fatto, contro la propria famiglia e dalla parte dei diseredati e degli sfruttati, diventando capo politico socialista di una terra, il Polesine, in cui il fascismo scatena la sua offensiva violenta e distruttrice già molto prima della presa del potere del ‘22. Si racconta della vita di un deputato che fa il suo dovere e si batte meticolosamente nel merito degli atti parlamentari e del bilancio dello Stato. Si racconta di una vita familiare quasi da recluso, con una libertà di movimento limitata dall’odio e dallo squadrismo fascista, fino alla terribile fine con il rapimento e la morte, all’inizio dell’estate del ‘24.

Infine “M” di Scurati restituisce il clima nel quale si consuma la fine della democrazia e della libertà e inizia la vera e propria dittatura. È l’ultimo sussulto di dignità degli italiani, degli intellettuali, delle classi dirigenti e di una parte del fascismo stesso; un sussulto che porta a una vera crisi parlamentare e di consenso per Mussolini, dalla quale ancora una volta il duce esce abilmente, con un mix di tatticismo politico e violenza squadrista, con il silente supporto di casa Savoia.

«Vi è una milizia armata, composta di cittadini di un solo Partito, la quale ha il compito dichiarato di sostenere un determinato Governo con la forza, anche se ad esso il consenso mancasse.» (Giacomo Matteotti, 30 maggio 1924, ultimo discorso alla Camera dei Deputati).