Se Rousseau non funziona, è un problema per la democrazia italiana

Se Rousseau non funziona, è un problema per la democrazia italiana

Il flop tecnologico della piattaforma dei “grillini” pone una serie di interrogativi che hanno a che fare la natura proprietaria del Movimento 5 Stelle e con la qualità della democrazia

Intanto iniziamo con le parole, perché le parole sono importanti. Rousseau si autodefinisce piattaforma, prima, e poi sistema operativo. A una prima occhiata, più il secondo della prima, anche perché. per funzionare, Rousseau si appoggerebbe a un’altra piattaforma di cloud starage.

La domanda di fondo è: il sistema operativo del Movimento 5 Stelle funziona? E se sì, come funziona? Ai fini degli interessi politici di quelli che oggi sono i capi (veri e presunti) del Movimento 5 stelle, Rousseau funziona. Eccome se funziona!

Ma cos’è formalmente Rousseau? Si tratta di un’associazione:

L’Associazione Rousseau viene fondata nel 2016 da Gianroberto e Davide Casaleggio. Il suo presidente è Davide Casaleggio, gli altri tre soci sono Massimo Bugani, Pietro Dettori e Enrica Sabatini. Compito dell’Associazione è quello di sostenere e sviluppare l’omonima piattaforma di democrazia diretta.

Sono queste quattro persone, dunque, a detenere le chiavi di tutto: il funzionamento, le informazioni sugli iscritti, i comportamenti di chi vi accede.

Perché tutta questa attenzione intorno a Rousseau?

Rousseau torna alla ribalta delle cronache nei giorni scorsi quando, con un quesito un po’ particolare, sulla piattaforma gli iscritti al Movimento 5 stelle sono stati chiamati a votare sul salvataggio parlamentare di Matteo Salvini dal processo per la vicenda dei migranti sulla nave Diciotti. Uno strumento di democrazia diretta, dunque, a disposizione di circa 50mila persone, in un Paese di 46 milioni di elettori.

Oltre alle dimensioni ridicole del pronunciamento popolare su Rousseau – il proprietario Casaleggio ha già annunciato un allargamento della base degli elettori che saranno coinvolti e una maggiore frequenza di utilizzo dello strumento digitale – c’è un’altra questione politica, forse ancora più importante in prospettiva: la trasparenza, che è strettamente legata alla chiarezza sulle responsabilità.

Le domande possono apparire faziose e polemiche ma…

  • Chi risponde di Rousseau? Chi è responsabile di ciò che accade su Rousseau?
  • Quale comunità politica e democratica dà mandato ai gestori del sito di fare quello che fanno?
  • Quali processi tecnici, formali e sostanziali garantiscono sulla qualità e la trasparenza delle operazioni di democrazia diretta consentite dal sito?

Queste domande non sono “lana caprina”, ma sono legittimi interrogativi di fronte a decisioni prese online che determinano le scelte del principale partito italiano per numero di voti e di parlamentari eletti.

La struttura del sito

Partiamo da questo aspetto, solo apparentemente tecnico. Ce lo spiega in due parole Simone Fontana su wired.it:

Rousseau è una piattaforma gestionale ispirata a LiquidFeedback, il software open source che a partire dal 2009 molti movimenti hanno utilizzato per sperimentare le potenzialità della democrazia partecipativa. Solo che, diversamente dal suo precursore, l’ultimo ritrovato della Casaleggio Associati ha una struttura chiusa, nel senso che solo al proprietario è concesso conoscere il codice sorgente. In sintesi, tutto quello che avviene all’interno di Rousseau è completamente ignoto a chiunque non ne possieda le chiavi (nel caso specifico Davide CasaleggioMassimo BuganiPietro Dettori ed Enrica Sabatini) e gli unici processi verificabili dall’esterno sono gli output, i risultati finali.

La privacy e la protezione dei dati

C’è poi l’annosa questione della protezione dei dati. Vari hacker in questi anni hanno mostrato, penetrandovi, la vulnerabilità di Rousseau. Non un gioco da ragazzi, ma nemmeno un’operazione così impossibile. Ciò significa che i dati (di vario genere) delle persone iscritte alla piattaforma non sono protetti adeguatamente. Rousseau, infatti, sembra avere un conto aperto con l’Authority per la privacy che ha richiamato e diffidato più volte l’associazione.

Quanto costa Rousseau e chi paga?

Infine le dichiarazioni della deputata 5 stelle Elena Fattori aprono un altro squarcio su un aspetto decisivo: i costi del sito. Fattori sostiene che ogni mese i parlamentari (ex) grillini versano 90mila euro al mese all’associazione Rousseau per il supporto alla gestione e allo sviluppo della piattaforma. Più di un milione all’anno, dunque. Poi la Fattori aggiunge:

Ad oggi non è dato di avere né una fattura o una ricevuta del versamento né un rendiconto puntuale di come sono stati impiegati questi soldi. Almeno dovrebbe funzionare come un orologio svizzero. Non riesco neanche a connettermi.

Su questo si accende una spia per niente benaugurante per chi ha creduto (e crede ancora) alla bontà di un movimento che appare sempre di più un partito oligarchico e senza una reale democrazia interna. Per due motivi:

  • un’organizzazione che gestisce somme così ingenti da sviluppare tecnologie ben più complesse e che non riesce a mettere in piedi un sistema minimamente funzionante di votazione online, è un’organizzazione inefficiente e poco affidabile. Comprereste da queste persone un’auto usata? Ah no, giusto: l’abbiamo già comprata, li abbiamo già mandati a governare l’Italia…
  • una parlamentare ci dice, in sostanza, che non esiste una rendicontazione delle spese sostenute con i soldi versati o trattenuti dagli stipendi dei parlamentari 5 stelle. Tutto questo succede (anzi, non succede) in quella che dovrebbe essere una casa di vetro: la casa di quelli che volevano vedere gli scontrini di tutto e che hanno fatto della pulizia nei costi della politica una delle poche ed evidenti battaglie politiche. In epoca di accountability a tutti i livelli e in ogni settore del mondo economico pubblico e privato, stupisce e disorienta profondamente l’opacità del Movimento 5 stelle, dell’associazione Rousseau e della Casaleggio Associati.

Per concludere, resta una preoccupazione giusta e legittima: il (cattivo) funzionamento di Rousseau riguarda la qualità della democrazia italiana sulla quale è bene riflettere prima che sia troppo tardi. Così come restano sul tavolo le considerazioni politiche generali già esposte sopra:

  • non esiste una comunità politica e democratica che dia mandato ai gestori del sito Rousseau;
  • non esistono processi tecnici, formali e sostanziali a garanzia della qualità e della trasparenza delle operazioni di democrazia diretta su Rousseau.