Una nuova idea di città costruita: sostenibilità e riqualificazione

Una nuova idea di città costruita: sostenibilità e riqualificazione

Discorso in occasione della presentazione durante il Consiglio Comunale della variante al PSC  (piano strutturale comunale).


Il futuro non è più quello di una volta (Paul Valery). E noi lo stiamo immaginando diversamente da come, nei decenni passati, è stato costruito l’oggi. Per fortuna l’idea della crescita senza limiti è in crisi da tempo. Ma c’è una consapevolezza nuova che si è imposta in questi anni: il suolo è un bene da tutelare, tanto più nella nostra pianura, fatta di terreni molto fertili e produttivi. Su questo abbiamo le idee chiare dal 2012 e non intendiamo fare passi indietro. Il passaggio in consiglio comunale è qui a dimostrarlo.

Non si tratta di considerare negativamente quanto fatto in passato: su questo ognuno ha le proprie idee e convinzioni, la propria lettura delle vicende amministrative dei decenni passati. Si tratta invece di riconsiderare con occhi nuovi il futuro di Budrio, il disegno di come immaginiamo la città costruita e la campagna negli anni a venire, con una netta prevalenza territoriale e culturale della seconda sulla prima.

Stiamo ridisegnando la Budrio del futuro, con passi cauti e misurati, ma decisi. Lo stiamo facendo dopo un confronto ampio con esperti, cittadini, portatori di interesse, e dopo molte occasioni di approfondimento messe a disposizione di ognuno di noi che siamo chiamati a decidere. Dal punto di vista delle scelte urbanistiche, quello di stasera è dunque un passaggio a suo modo storico. Lo è tanto più perché per la prima volta, nella storia della pianificazione territoriale, le scelte di questa amministrazione vanno in senso opposto alle scelte compiute nello stesso campo da molte amministrazioni precedenti: cioè verso una riduzione delle previsioni di insediamenti urbani, un contenimento dell’uso del suolo, il recupero dell’esistente e la generale riqualificazione energetica. Sempre, nei decenni passati, si era invece andati a previsioni con il segno “più”, perché così si interpretava lo sviluppo.

E’ giusto fare un piccolo passo indietro per ricordare alcuni passaggi e fissare alcuni numeri anche a proposito di consumo di suolo. Si è costruito molto in passato, anche a Budrio, qualcuno potrebbe dire “troppo”. Ma qui si è costruito nella direzione e nei luoghi giusti: intorno ai servizi, in prossimità di una viabilità di rango sovracomunale, difendendo contesti rurali e naturali di qualità e considerando le caratteristiche del territorio anche dal punto di vista idrico e idrogeologico. La notevole espansione del “costruito” di Budrio a cui abbiamo assistito nel primo decennio del nuovo millennio scaturisce dalle decisioni del piano regolatore del 1997, che prevedeva anche a Mezzolara interventi importanti sia territorialmente, sia nei numeri degli alloggi.

Nell’aula del Consiglio Comunale si è fatto spesso riferimento a come le originarie previsioni del Prg del ’97 siano poi state ampliate a dismisura negli anni con successive varianti. In realtà non è andata così: in termini numerici le varianti successive al Prg sono state ben 59 fino al 2012, ma hanno prodotto un aumento di superficie territoriale (consumo di suolo) del 6% rispetto alle espansioni previste inizialmente nel ’97. Le 10 varianti dell’attuale mandato amministrativo non hanno invece intaccato ulteriore suolo.

Ciò che si è evidenza già nel primo decennio del nuovo secolo è una dotazione non sufficiente di servizi. Perché? Per capirlo bisogna partire da due numeri: intanto la Superficie territoriale di espansione: circa 82 ettari. L’alloggio medio ipotizzato era di 130 mq (100 mq Su + 50 mq di SA), mentre l’alloggio medio realizzato è stato di 70 mq di Su. In sostanza il Prg prevedeva un’ipotesi di sviluppo molto ampio che però, per una serie di ragioni, si è poi realizzata con alloggi più piccoli: questo ha prodotto uno squilibrio tra la previsione di dotazione di servizi e un numero di persone e famiglie più alto all’interno dello stesso spazio urbano di nuova espansione. Questa dotazione di servizi è stata ampliata grazie ad accordi successivi, nell’ambito dell’attuazione dei comparti. Così si è integrata la dotazione di servizi pubblici: da questi accordi “a posteriori” derivano, per esempio, l’asilo nido Aquiloni, la farmacia comunale, piazza 8 marzo.

Si è dunque lavorato molto sulle dotazioni territoriali di servizi. A fronte di un minimo di legge regionale indicato in 30 metri quardati, oggi a Budrio siamo arrivati a un numero davvero importante: 64 mq di “standard pubblico” per ogni abitante che diventeranno 68 con l’attuazione dei piani attualmente in corso. Nella dotazione si considerano le attrezzature collettive (sport, cultura, strutture sociosanitarie, ecc), l’istruzione, il verde pubblico, i parcheggi pubblici. Molto alto, in particolare, è il dato del verde pubblico (25 mq che diventeranno 29 con i piani in corso), sicuramente più alto della media, che dà immediatamente un’immagine molto verde del territorio di Budrio e dei suoi centri abitati, a partire dal capoluogo.

Arriviamo così a questi anni, con decisioni importanti assunte da questo consiglio e anche dalla giunta comunale. Intanto il programma di mandato: la riduzione della previsione di consumo di suolo era una delle ipotesi di quel documento. Sapevamo – e lo avevamo scritto – che sarebbe stato un percorso lungo e complesso, proprio perché non sono decisioni che si prendono a cuor leggero, né senza preparazione, come detto prima. E sapevamo che il quadro istituzionale si sarebbe dovuto ricomporre: la sparizione della Provincia e l’avvento della Città Metropolitana da un lato; la ridefizione delle competenze e degli strumenti con la proposta di una nuova legge urbanistica regionale dall’altro. Siamo esattamente dentro questo solco: la legge regionale va nella direzione della riduzione del consumo di suolo e della qualificazione energetica. Essendo partiti per tempo in questo percorso, siamo oggi nelle condizioni di prendere decisioni importanti e coraggiose, mentre molti altri enti si preparano a farle.

Sono e siamo convinti di questo nuovo orizzonte nel rapporto tra aree rurali e città costruita anche tenendo fuori dalla riflessione il contesto economico: credo che scelte sull’uso del suolo che guardino al tema ambientale, energetico, della sicurezza idrogeologica debbano essere compiute comunque, anche in una diversa congiuntura economica. Se il mercato del “mattone” avesse continuato a tirare per decenni, avremmo ancora considerato il suolo come una risorsa illimitata?

Il quadro economico e sociale e la difficoltà dei processi attuativi della produzione edilizia sono elementi che rafforzano una scelta comunque giusta, nei confronti delle generazioni future e dell’ambiente in cui viviamo e in cui si vivrà. Ecco quindi una significativa riduzione delle aree potenzialmente coinvolte in trasformazioni edilizie (residenziali e produttive) per un totale di oltre 120 ettari che tornano nella piena disponibilità dell’uso agricolo. Questo ha come conseguenza possibile anche un nuovo orizzonte per quei terreni: parlo di una programmazione agricola e di colture, parlo del ritorno a investimenti su impianti, macchinari, sperimentazioni e innovazioni produttive.

Tutto questo significa che a Budrio non si potrà più “fare niente”, costruire niente? Non è così.
Lo dimostrano, oggi, aziende artigiane e agricole insediate che hanno deciso di investire qui, sul nostro territorio, ampliando e ammodernando le loro strutture già esistenti. Alcune lo hanno già fatto con soddisfazione e rapidità, altre lo stano facendo proprio adesso, con al loro fianco un comune che le aiuta in tutto e per tutto nel semplificare e velocizzare le procedure burocratiche che spesso coinvolgono altri enti pubblici per pareri, pubblicazioni, autorizzazioni ecc. Sempre in ambito produttivo, nonostante le riduzioni degli areali, rimangono ampie aree per possibili espansioni e possibili nuovi insediamenti, oltre naturalmente a quanto ancora da realizzare, previsto dagli strumenti precedenti al PSC del 2010.

Anche per gli ambiti residenziali rimangono possibilità importanti che derivano in larga parte dal Prg del ’97: un esempio, l’area della Romantica che vedrà le prime ruspe al lavoro forse nel 2017 è stata prevista negli strumenti urbanistici vent’anni fa e convenzionata dieci anni dopo. Oltre a ciò che arriva dal Prg, c’è l’aggiunta (piccola sia numericamente sia territorialmente) di nuove potenzialità per i prossimi decenni, in coerenza con i fabbisogni di alloggi e gli sviluppi demografici come indicato dai documenti di indirizzo già approvati in consiglio e con i successivi approfondimenti, svolti anche nella commissione consigliare della settimana scorsa. Tutto questo avverrà però con una nuova filosofia di sostenibilità: recupero dell’esistente, riqualificazione ambientale ed energetica degli edifici e approvazione di progetti con un’impronta ecologica positiva.

Complessivamente, si tratta di indirizzi e scelte importanti. Si ribalta il tradizionale punto di vista dell’urbanistica per come l’abbiamo conosciuta fino ad adesso. Incominciamo a guardare alla città costruita dal punto di vista del territorio agricolo, considerando il patrimonio del suolo (in larga parte coltivabile e fertile) come risorsa territoriale da salvaguardare. Un futuro più sostenibile in un territorio che mette al centro le persone e il loro benessere.